Nel 1112 il Castello di Campo di Giove esiste come Oppidum e podium, non come castrum, ma esiste, percé nel 1073 Oddone, Signore di Pettorano, lo cede ai Cassinesi.
E' vero che la Terra di Campo di Giove viene fondata nella parte più erta del monte, e quindi l'antico tempio a Giove resta fuori le mura del Castello, ma la nuova comunità cristiana che deve aver avuto la sua chiesa dentro le mura (ed evidentemente è la chiesa di S. Paolo), dové anche restaurare l'antico tempio a Giove, che fu dedicato a Sant'Eustachio.
Né si può nemmeno lontanamente supporre che i Campogiovesi fossero ancora pagani, in primo luogo perché la Terra ha un'origine cristiana, e poi perché le Terre valvensi nel secolo decimo sono tutte cristiane. Infatti il Cristianesimo nei Peligni sarebbe incominciato a diffondersi fin dal I secolo (Via Valeria), ma nel IV secolo cominciò ad essere officiato pubblicamente. Sulmona si sarebbe convertita nel III secolo per opera di S. Feliciano da Foligno, a cui invece resistette Corfinio che si convertì nel VII sec., evangelizzata da S. Panfilo.
In ogni modo la Bolla di Lucio III nel 1183 al Vescovo Valvense Odorisio (S. Pelini de Valva E. po), enumerando le chiese della Diocesi, elenca (dopo Rocca Engelberto in Pacentro):
Ecclesia S. Eustachii, S. Pauli que sunt in Campo Jovis,
e parimenti nel 1188 la Bolla di Clemente III allo stesso Vescovo Odorisio:
Eccl. S. Eustachii, S. Pauli que sunt in Campo Jovis.
Perché l'antico tempio a Giove fu dedicato a S. Eustachio?
Sembra chiaro se riflettiamo che la festa di S. Eustachio viene in autunno, e che i campogiovesi sono un popolo di pastori che, man mano che l'estate si accorcia, scendono dagli alti pascoli di Monte Amaro, di Tavola Rotonda e di Coccia, verso Campo di Giove; e finita poi l'estate, prima di emigrare verso i pascoli vernotici con le loro greggi, festeggiano il loro Patrono. Le greggi sono vicine al paese, e i pastori a turno possono restare con più agio, e passare una giornata in festa con i propri familiari. Infatti subito dopo la festa di S. Eustachio, le greggi partivano per svernare nelle zone del sud.
Altra notizia che potrebbe completare i motivi della scelta di S. Eustachio a Patrono di Campo di Giove: "Vi sarebbe stato ancora nel sec. XI un Monastero di Cassinesi nelle pendici della Maiella, intitolato a S. Eustachio, nel già diruto Castello di Pietra Abbondante". Quindi e da supporre che i terrazzani conoscessero la santità di S. Eustachio, e perciò chiesero ed ottennero dall'Autorità Ecclesiastica l'Osso del Cubito del Santo da venerare come reliquia.
Il reliquiario che attualmente la custodisce è tutto in argento sbalzato, in cui figurano gli episodi della vita di S. Eustachio con l'immancabile cerva. L'opera è degli argentieri sulmonesi del sec. XV.
L'attuale chiesa sorge sull'antico tempio pagano dedicato a Giove. Gli ultimi restauri hanno scoperto chiaramente l'origine romana del tempio. Nel 1949-50 fu rifatto il pavimento della chiesa e, durante i lavori, furono rinvenute tombe con cadaveri di oltre due metri di lunghezza. Nella seconda colonna a sinistra guardando l'altare maggiore, proprio sotto il pulpito, fu trovato un arco romano e molte pietre dell'antico tempio, messe nel sotterraneo a base della costruzione del nuovo tempio nel 1572.
Davanti a questa data non su può fare a meno di pensare ai terremoti degli anni 1561-1562, il cui epicentro fu la conca dell'Aterno. (Può anche essere che la chiesa sia restata lesionata o sia crollata nel terremoto del 1456 che mise Sulmona quasi tutta a terra e inflisse gravissimi danni anche ai paesi dell'altopiano, ma sembra quasi impossibile che la chiesa sia restata diruta o cadente per quasi 116 anni!).
La prima leggera scossa avvenne il 16 novembre 1561. Ma il 27 successivo il sisma fu terribile. Il 16-17 dicembre caddero altre case. Il terremoto si smorzò finalmente con gli ultimi sussulti del 3 e 4 gennaio del successivo 1562.
Fino a quell'epoca la chiesa cristiana era stata delimitata, come ci hanno rivelato gli scavi del 1949-50, nel perimetro e nel volume dell'antico tempio pagano. Nel 1572 si pensò evidentemente di sopraelevare il Tempio (siamo all'epoca d'oro dell'industria armentizia), e le vecchie pietre fecero da basamento alla nuova costruzione.
La chiesa, in architettura lombarda, a croce latina, ad ampio respiro, ebbe forse più delle tre navate attuali. Probabilmente le due arcate estreme ora chiuse per ragioni a noi ancora ignote, richiuse per la maggior parte, e trasformate, ai due lati della chiesa, in Cappella di S. Antonio e ossario.
Costruita in pietra concia della Maiella, gli archi divisori, le campate, i portali e le volte sono sorretti da nervature in pietra dell'artigianato lombardo che già da due secoli si riversava in Abruzzo come in tutta Italia.

IL CORO IN NOCE

E' di allora anche la messa in opera del Coro in noce. E' una paziente opera di cesello, ammorbidita con ornati a rilievo, incisi dal magistrale bulino dell'ebanista.
Ha 13 scanni con i relativi 13 pannelli sullo schienale. Il primo e l'ultimo specchio hanno scene allegoriche (centauri!) rielaborate con gusto personale. Impressiona la sagoma sviluppatissima delle incisioni delle figure umane, angeliche e mititche.
Il sedile centrale ha lo specchio raffigurante l'Annunciazione, sentimentale e serena.
Gli altri specchi sono ornati floreali, armoniosi.
I braccioli, i pilastrini, le mensole e il cornicione, nella composizione del disegno e nell'euritmia delle forme, rivelano gusto e ispirazione, ed esprimono bellezza e grazia.
Purtroppo, nell'area del cornicione sono incastrate delle borchie (mascheroni) aggiunte nel '700., forse per occupare il vuoto che invece il mastro avrebbe dovuto e voluto riempire con le statuette di Gesù e degli Apostoli, se l'Università di Campo di Giove fosse stata con lui più generosa. (Destino degli artisti a cui si offrono sempre le briciole, sotto tutti i regimi!).
La tradizione vuole il Coro di Campo di Giove come opera di un Pecorari (di Rivisondoli?). Così il Colaprete e così ripete il Bindi, ma il Piccirilli, mettendo in dubbio l'esistenza di un artista di tal nome, in uno studio molto serio propose come autore dell'opera Paolo Balcone, forse figlio di quel Bartolomeo che lavoroò il Coro della SS. Annunziata (a. 1577) di Sulmona.
In ogni modo anche se non si volesse tener conto del Balcone, all'autore del Coro di Campo di Giove si dovrebbero attribuire, oltre a varie sculture conservate ancora in Rivisondoli e a Castel di Sangro, il bellissimo pergamo della chiesa di S. Nicola in Lama dei Peligni, e forse i resti del coro della SS. Annunziata in Lanciano, disgraziatamente alienata in questi ultimi tempi.

NICCHIA IN LEGNO (sec. XV)

La nicchia in legno dell'altare di S. Eustachio aveva due sportelli in legno, rubati al principio del sec. XX. Negli sportelli era rappresentata, a tempera, in 16 caselle, tutta la vita del Santo.
(NdR A questo proposito rimandiamo alla lettura del seguente articolo):
Le tele di Sant'Eustachio
Testo tratto da: "Campo di Giove GUIDA STORICO ARTISTICA" di Virgilio Orsini


Si presume che la Chiesa sia sorta dalle e sulle fondamenta di un tempio pagano dedicato a Giove o Maja.
La conversione della gente Peligna al Cristianesimo, per quanto possa sostenersi graduale, non poteva non iniziare almeno nel I secolo d.C. attraverso i contatti delle popolazioni romane con quelle peligne e che la via Valeria consentiva. E' certo che Sulmona, grazie all'opera evangelizzatrice di S. Feliciano di Foligno, abbracciò la religione cristiana nel secolo III, mentre Corfinio capitolò al cristianesimo, grazie alla parola di S. Panfilo nel VII secolo.
Non è quindi arbitrario sostenere che la gente di Campo di Giove nel secolo X dovesse essere ormai tutta cristiana. La chiesa fu dedicata a Sant'Eustachio, Legionario romano e martire sotto l'imperatore Adriano.
Di sicuro è che la Bolla di Papa Lucio III dell'anno 1183, indirizzata ad Odorisio Vescovo di "S. Pelino", registrava tra le chiese Valvensi anche quelle di "Ecclesie S. Eustachii et S. Pauli que sunt in Campo Jovis".
Il dato inoppugnabile viene ribadito dalla bolla di Clemente III del 1188 rivolta allo stesso vescovo.
Le motivazioni che sono alla base per la scelta di Sant'Eustachio come Patrono della Comunità offerte dagli studiosi, non ultimo l'Orsini, se meritano attenzione e rispetto per la logica conseguenzialità, non risultano essere l'esito di documentazione storica incontrovertibile.
Le notizie interessanti sono quelle rlative al 1572, anno in cui il tempio fu ricostruito, probabilmente a seguito del drammatico terremoto del 1561-62 e quelle di tipo archeologico, rinvenute durane i lavori di restauro e di sostegno, laddove furono rinvenuti reperti di origine romana, utilizzati nella costruzione delle fondamenta dell'attuale tempio.
Gli ultimi interventi sulla chiesa sono stati operati negli anni 1990-1992 da parte del Provveditorato Regionale alle OO.PP.: consolidamento statico e rifacimento tetto.
All'interno si può ammirare il "Coro in Noce" del sec. XV, di presunta attribuzione (per alcuni studiosi) al Pecorari mentre per altri è da attribuirsi a Paolo Balcone.
Altro elemento di pregio è la "Nicchia in legno" che rappresenta in 16 raffigurazioni la vita miracolosa di Sant'Eustachio.
Inoltre menzione merita la "Croce astile" del secolo XV, probabile dono dei marchesi Belprato ed espressione artistica orafa ed argentiera di Sulmona.
La facciata esterna e la stessa distribuzione architettonica e volumerica, probabilmente hanno ricevuto interventi che non hanno minimamente turbato l'architettura lombarda, il suo aspetto lineare e la sua più che decorosa significatività di risultanza estetica effettuale.
I materiali costruttivi utilizzati, non potevano che essere quelli che la Majella madre offriva ed offre abbondantemente: pietra concia.
Testo tratto da: "Campo di Giove GUIDA ILLUSTRATA" a cura dell' ICEF (Istituto di Cultura ed Educazione Francescana) 1996.