"Lo Specchio"
La redazione è felice di pubblicare il testo di una canzone, scritta da un
ragazzo campogiovese (a nostro parere di grande talento artistico -nella fattispecie poetico-). Questa nostra affermazione è
suffragata dal fatto che, partecipando al "Premio Lunezia 2001" è risultata
vincitrice con la giuria presieduta da Giulio Rapetti
in arte Mogol nella sezione "giovani autori". A detta dell'autore essa prende ispirazione proprio da Campo di Giove, ma senza nessuna indulgenza nei
confronti del luogo, anzi evoca sicuramente tinte malinconiche e struggenti, a testimonianza della libertà di uno spirito
ben lungi dall'accettare facili compromessi o atteggiamenti di ingenua e falsa ammirazione, senza per questo rinnegare
una speranza di miglioramento.
Ho comprato al mercato uno specchio di valore
L’ho comprato alla fiera dove si leva il sole
“State attento Signore, è per il vostro bene,
devo avvisarvi che saranno gran pene”
Come un bimbo ansioso del suo nuovo gioco
Ho voluto provarlo prima io per un poco
La mia immagine riflessa di uomo che non crede
La mia immagine riflessa di uomo senza fede.
Non poco stupore si levò dai miei occhi
Quando vidi i miei difetti trainati da cocchi
Ma ora che posso finalmente scrutare
Ho ancora tempo per potermi cambiare.
Non una pena ma come sapere
Che ad altri lo specchio dovevo fa vedere
Perché cominciasse la mia battaglia
Di fuoco di nulla di fuoco di paglia.
Portai la mia arma alla piazza del paese
Domenica di festa all’uscita dalla chiesa
Quando si videro l’immagine riflessa
Non un gesto o una frase sommessa.
Si specchiò il sindaco dalle due facce
Il carabiniere dalla fiamma ormai spenta
Il vecchio parroco che non puoi sentire
E di li una sfilata di volti in vetrine:
Il salumiere, il barista, il barbiere,
la lavandaia, la vecchia, il banchiere,
si perde riflesso lo sguardo incapace
in bocche ululanti ora tutto si tace.
Gente capace di parlare degli altri
Gente bravissima a sapere degli altri
Ma di fronte a se stessi Nessuno parlava
Nessuno sapeva Nessuno sparlava
Il ghigno di un uomo, la beffa degli anziani
Mi portaron la realtà di nuovo tra le mani
Poi la pietra di un bimbo un rumore di vetri
E quello che resta è già un sogno di ieri.
“State attento Signore, è per il vostro bene,
devo avvisarvi che saranno gran pene
Ma l’unica pena è sapere le cose
Vedere come stanno e non poterle cambiare”!!!
Mario DEL MASTRO
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