Dai musei americani tornano in Abruzzo le "Tele di Sant'Eustachio".
Il trafugamento di opere d’arte dai luoghi originari – dai bottini di guerra all’azione dei “tombaroli” e ai furti in edifici pubblici e residenze private – è un fenomeno diffuso fin dall’antichità, che depaupera i territori non soltanto di un rilevante patrimonio economico, ma anche della loro identità culturale. E l’Italia, maggior giacimento di opere d’arte al mondo, ne è vittima in modo particolare.
In Abruzzo ad attirare le attenzioni dei ladri sono soprattutto le chiese, diffuse sul territorio in posizione isolata o all’interno di borghi poco frequentati; esse, anche se di piccole dimensioni, custodiscono spesso preziose opere d’arte, molto appetibili per mercanti e collezionisti di pochi scrupoli. E’ il caso delle tele trafugate nel lontano 1902 dalla chiesa di Campo di Giove. Si tratta di due tavole che formavano la pala d’altare – risalente al XIV secolo e opera di maestranze che operavano a Castelvecchio Subequo – che raccontavano la vita avventurosa e la conversione di San’Eustachio, che di Campo di Giove è protettore (celebrato in settembre).
Parte della pala, dopo varie peripezie, era finita dapprima nella collezione privata di un conte austriaco, emigrato negli USA prima della seconda guerra mondiale, poi nella “A. Silberman Galleries” di New York e infine nel “Grands Rapids Art Museum” (Michigan) che la acquisì nel 1947 in cambio di una piccola tela di Renoir.
Ora, grazie agli accordi internazionali sulle azioni volte al contrasto del mercato illecito delle opere d’arte, le tele di Sant’Eustachio torneranno in Abruzzo e andranno ad arricchire le sale del Museo Nazionale d’Abruzzo, nella sede del forte spagnolo a L’Aquila.
Articolo tratto dal seguente indirizzo: http://www.abruzzo.tv.it/news_servizio_scheda.asp?ID=850
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