Usi e costumi di Campo di Giove: la tradizione di Capodanno

Veduta di Campo di Giove in una foto d'epoca (tratta dal sito di A. Nanni www.campodigiovephotos.altervista.org)
Veduta di Campo di Giove in una foto d’epoca
(tratta dal sito di A. Nanni www.campodigiovephotos.altervista.org)

Durante i giorni convulsi delle ultime nevicate qualche anziano del paese ha voluto ricordare come in questo stesso periodo, ma di epoche lontane, si desse vita ad una delle numerose tradizioni di usi e costumi locali come quella del giorno di Capodanno.

Marco Del Mastro, giovane campogiovese studioso attento alla storia del suo paese, ce ne ripropone il racconto…
La foto a corredo è stata tratta dal sito www.campodigiovephotos.altervista.org – curato da Antonio Nanni – dove è possibile consultare numerose fotografie d’epoca di Campo di Giove.

di Marco Del Mastro

Usi campogiovesi nel giorno di Capodanno

Ogni paese si sa, è legato alle sue tradizioni, esse ne scandiscono il tempo e ne denotano gli aspetti culturali ed antropologici.

Campo di Giove, questo piccolo paesino adagiato alle falde della Majella, di tradizioni ne ha davvero molte.
Tra le più belle c’è quella del Capodanno, anche se ormai la modernità si sta lasciando purtroppo alle spalle.

Questa tradizione voleva che la mattina del primo gennaio, i giovani del paese si riunissero in gruppi e portassero su di un piatto, un’arancia con una piuma di gallina conficcata al suo interno, i ragazzi facevano visita a tutte le case del paese e, in segno di augurio, i compaesani dovevano contraccambiare – ove potevano – con qualche spicciolo.

Mentre si dava luogo a questo scherzoso corteo, si recitavano delle simpatiche filastrocche di buon auspicio del tipo:

“Tanta acqua au Ticin, tant salm d’ vin”
“Tant prèjt a Quartaran tant salm d’ jiran”

che tradotte significavano:

“Possiate avere tanto vino quanta è l’acqua nel Ticino” (piccolo stagno del paese che in epoce remote veniva considerato dagli abitanti un piccolo lago N.d.R.) 
“Possiate avere tanto grano quante sono le pietre a Quartarana”
(zona di montagna di Campo di Giove che d’inverno è una delle piste da sci N.d.R.).

Questo per augurare a tutti salute ed abbondanza, di viveri soprattutto, visto che la miseria imperversava un po’ in tutte le case dei campogiovesi.

Era dunque uno dei tanti riti per alleviare la fatica di ogni giorno e per dimenticare – per quanto possibile – la condizione di povertà.

Piccoli gesti che aiutavano a nutrire grandi speranze per un futuro migliore. Ed oggi?