In vacanza con il jazz. Campo di Note, Muntagn in Jazz, Piano Piano per Sulmona

Ricevo e pubblico con grande piacere un articolo dell’amico Stefano Oliva* che ha prontamente risposto al mio invito a scrivere un pezzo sul blog incentrato sulla manifestazione “Campo di Note” che anche quest’anno ha contribuito ad innalzare il livello culturale del cartellone estivo del nostro paese. 
Lo ringrazio di cuore per aver scritto con tanta competenza e passione.
di Stefano Oliva
Pietropaoli_Mirabassi_RabbiaCAMPO DI GIOVE – Le montagne, l’“aria buona”, il cibo genuino… e il jazz. Quest’anno c’è un motivo in più per essere contenti di aver scelto l’Abruzzo – e in particolare Campo di Giove – come luogo di vacanza. 
Raramente infatti capita di trovare radunato in un’area di pochi chilometri – da Sulmona a Prezza, da Anversa a Campo di Giove – tutto il meglio della scena jazz italiana (e non solo).

Nicola Piovani, Richard Galliano, Aires Tango, Rita Marcotulli, Doctor Tre: soli alcuni dei nomi che hanno riempito di musica le serate della valle. La concentrazione di musicisti di questo calibro è dovuta alla compresenza di tre manifestazioni: Muntagn in Jazz (festival che coinvolge più comuni della zona), Campo di Note (rassegna campogiovese dedicata a diversi generi musicali) e Piano Piano per Sulmona (omaggio della città a uno degli strumenti principe del jazz).

Ascoltare buona musica è già di per sé un piacere, dal vivo l’esperienza si arricchisce di intensità emotiva, ma in un ambiente familiare come quello in cui si svolgono le tre manifestazioni c’è dell’altro. Il contatto diretto con i musicisti. 

Passeggio per Campo di Giove, arrivo in piazza e mi dirigo verso la chiesa, così, sovrappensiero. Sul portone un cartello: “Si prega di non entrare. Registrazione in corso”. Mi incuriosisco e non faccio in tempo a chiedermi chi stia registrando e che cosa. Alla mia sinistra tre uomini chiacchierano tra di loro, rilassati nel pomeriggio estivo. E li riconosco al volo: Gabriele Mirabassi, Enzo Pietropaoli, Michele Rabbia. Suoneranno dopodomani, stanno facendo le prove del concerto e probabilmente stanno registrando. In poche battute inizio a parlare con Pietropaoli, uno dei più grandi contrabbassisti della sua generazione: l’insolita formazione con il clarinettista Mirabassi e il percussionista Rabbia sarà protagonista di un concerto in cui verranno presentate composizioni ispirate alle antifone mariane. 

Un incontro tra jazz e musica sacra. “È un progetto in cui crediamo molto” mi dice Pietropaoli, che qualche giorno dopo suonerà con la storica formazione Doctor Tre durante la manifestazione Piano Piano per Sulmona, “l’abbiamo presentato solo una volta in pubblico all’Auditorium del Gonfalone di Roma”. Il pubblico di Campo di Giove è fortunato.
Non mi avvicino a Mirabassi (protagonista l’anno scorso di un godibilissimo concerto di musica brasiliana) né a Rabbia. Incontrerò quest’ultimo il giorno dopo a Sulmona, dove vado per ascoltare gli Aires Tango. Ora, la formazione capeggiata dal sassofonista argentino Javier Girotto è un ensemble formidabile, con vent’anni di attività alle spalle e con la polvere dei più importanti palchi sotto i piedi. 
Prima del concerto, vado a cena in un ristorantino sulla piazza dominata dalla bella chiesa di Santa Maria della Tomba (il baccalà ai peperoni, un piatto molto jazz, sarà uno dei punti forti della serata). E arriva la formazione al completo: Girotto, Rabbia, il pianista Alessandro Gwis, il bassista Marco Siniscalco. Non resisto e fermo Girotto: ricordiamo i tempi in cui lo storico locale “La Palma” di Roma era il tempio del jazz, mi dà appuntamento al concerto, che si svolgerà nel suggestivo cortile di San Francesco. 
Quando arrivo (il gruppo forse sta bevendo l’ultimo goccio di genziana …) la platea è praticamente al completo, a fatica trovo posto. Quando la musica inizia, il pubblico è trascinato in un vortice musicale, leggero come le agili scale del sax o struggente come le dolenti melodie dedicate alle madri di Plaza de Majo. 
Più che suonare i tamburi, il percussionista mette in scena una danza che coinvolge tutto il corpo, diventato anch’esso uno strumento musicale. Il concerto si conclude, sempre troppo presto, e vado a salutare Girotto. Gli faccio i complimenti, gli chiedo se ci sono dischi nuovi in arrivo.
Morale della favola: ascolto questi musicisti da anni, di ognuno ho in mente un tratto caratteristico, un tic, il timbro del loro strumento. Poi in un paio di giorni di vacanza, tra Campo di Giove e Sulmona, mi capita di incontrarli, di parlarci, di sedermi al tavolo accanto al loro. E di ascoltare di nuovo i loro virtuosismi, questa volta in una cornice affascinante come la Majella. 

Gli appassionati sono avvisati: d’estate, da queste parti, si va in vacanza con il jazz.

Approfondimenti (foto, video, presentazioni): Campo di Note


 *Stefano Oliva nel 2011 si è laureato in Scienze Filosofiche presso l’Università degli Studi di Roma Tre. Attualmente è dottorando in Filosofia e Teoria delle Scienze Umane presso l’Università degli Studi di Roma Tre. Si occupa principalmente di Estetica e Filosofia del linguaggio ed in modo specifico del rapporto tra esperienza musicale e pensiero proposizionale. 
Il suo progetto di ricerca esamina il paradigma musicale all’opera nella riflessione di L. Wittgenstein: il confronto tra musica e linguaggio, infatti, è un elemento costante nell’opera del filosofo austriaco. Durante l’ultimo anno ha trascorso un periodo di studio presso l’Università Paris 1 – Sorbonne, partecipando ai seminari organizzati da Antonia Soulez (Paris 8). 
Stefano Oliva è staff member della Rivista Italiana di Filosofia del Linguaggio e di Lebenswelt, aesthetics and philosophy of experience. Collabora con l’Enciclopedia Italiana Treccani.