I Cinque Anni d’Oro

Di seguito troverete la pubblicazione di un nuovo scritto del Prof. Italo De Vincentiis. Ormai, con molta gratitudine, lo considero un “collaboratore ufficiale del blog”, ringrazio il dott. Francesco Cappa che agevola il lavoro di trasmissione tra gli scritti del caro nonno e questo strumento di divulgazione. 

Questa volta l’articolo riassume in maniera chiara e concisa un periodo davvero importante per Campo di Giove, e cioè i primi anni ’70, allorché venivano gettati i primi semi che avrebbero poi caratterizzato la fisionomia del paese per gli anni a venire, trasformando Campo di Giove, da paese sostanzialmente povero a stazione turistica di riferimento per buona parte di turisti provenienti dal Mezzogiorno d’Italia. 

Ancora una volta, il Prof. Italo De Vincentiis, si conferma una vera e propria “memoria storica” di Campo di Giove, sensazione che ho avuto il piacere di provare già quest’estate, quando, ospite presso la sua bella casa, mi ha trasmesso non poco dei suoi affascinanti ed emozionanti ricordi sul paese… 

I CINQUE ANNI D’ORO DI CAMPO DI GIOVE

Tutto è cominciato una mattina, alla fine degli anni ’60, quando due vecchi amici campogiovesi, Eustachio Di Paolo e Tonino Tarulli, vennero a trovarmi al Policlinico a Roma per invitarmi a fare il Sindaco di Campo di Giove. 
Mi spiegarono che la lotta fra i partiti maggiori (DC, PSI, PCI) rendeva sempre più difficile una gestione amministrativa del paese. Naturalmente non accettai l’invito, spiegando loro che gli impegni universitari mi avrebbero impedito un’attività a tempo pieno per l’amministrazione comunale. 
Parlammo a lungo e alla fine decidemmo che io mi sarei impegnato a costituire una squadra della quale dovevo far parte, ma senza l’impegno di fare il sindaco. Dopo vari incontri con gli esponenti dei partiti finalmente giungemmo ad un accordo basato sulla reciproca rappresentanza nella maggioranza dei tre partiti: quattro DC, quattro PSI, quattro PCI, io fui inserito nella quota DC.
Vincemmo le elezioni nel ’71 e fu composta la squadra. Il sindaco sarebbe stato nominato una volta a testa per ogni partito, ma il primo doveva essere democristiano per i rapporti che io avevo con Lorenzo Natali e Remo Gaspari, a quell’epoca spesso Ministri. Fu nominato sindaco Domenico Di Mascio e tutti i consiglieri di maggioranza: Italo De Vincentiis, Domenico Di Mascio, Di Mascio Pasquale, Verna Sergio, Capaldo Dario, Colelli Luigi, Vella Ettore, Di Loreto Fernando, Di Tana Vincenzo, Pagliari Remo, Capaldo Guido e Di Paolo Carlo. 
Il progetto pre-elettorale era quello di potenziare la “Campelba”società che per prima aveva creduto nel futuro di Campo di Giove, mediante degli accordi con gli Ing. Begozzi e Faberi che, in cambio delle concessioni comunali, si impegnavano a portare gli impianti da sci fino quasi a Tavola Rotonda. Mentre l’operazione veniva portata a termine cercammo di attirare l’attenzione dei media sulla nascente più alta stazione invernale del Centro-Sud (2.400 slm). La risposta ci fu subito: ogni giorno arrivavano richieste di terreni per costruire ville, residence e appartamenti. Intanto avevo avuto dall’on. Natali, allora Ministro dell’Agricoltura la sdemanializzazione dei terreni intorno all’abitato e così potemmo accontentare tutti. 
Eravamo orientati alla costruzione di quattro poli urbani tenendo sempre al centro il vecchio paese. Il primo polo fu quello della Campelba dove furono costruite le quattro palazzine della società: il residence “Il Serpentone”, la casa albergo “Il Quadrifoglio” e il residence albergo “Pareti Rosse”.
Un secondo polo fu quello che comprendeva tutti i terreni intorno al campo sportivo mentre il terzo fu individuato nelle colline tra l’hotel “Scoiattolo Nero” e l’Oasi di San Francesco.
Il quarto infine comprendeva tutti i terreni esistenti fra la strada per la stazione ferroviaria e la strada del lago.
Naturalmente tutto ciò comportava l’impegno a fare tutte le opere di urbanizzazione, il che significava portare in ogni polo strade, acqua, fognature e luce. Lavoro enorme, pesantissimo dal punto di vista sia amministrativo che tecnico.
E qui Di Mascio dimostrò tutta la sua capacità ed il suo dinamismo. Furono fatti errori, ci furono sbagli, ma il paese che avevamo sognato si stava realizzando. All’inizio del ’75 erano stati costruiti circa 3.000 appartamenti sommando quelli dei residence, delle ville, degli alberghi e dei condomini.
In quegli anni il fermento nel paese era altissimo: camion, bulldozer, escavatori, macchine varie… Sembrava un vero Far West! 
Tutto ciò portò ovviamente a provvedere alle necessità di quanti (circa 10.000) venivano saltuariamente ad occupare i propri appartamenti.
I cittadini di Campo di Giove risposero con entusiasmo e nacquero negozi alimentari, bar, pizzerie, ristoranti, negozi sportivi e di abbigliamento; e persino due negozi di antiquariato. Di Mascio, con l’aiuto di alcuni consiglieri, continuava la sua opera mentre io pensavo a ai rapporti con “l’estero”, ottenni dalla Banca d’Italia l’apertura dell’attuale sportello bancario  a Campo di Giove, dall’amico Vaccari (padre di Ivana, giornalista televisiva degli sport invernali), una piccola torre per la ricezione del secondo canale, e dall’on. Bolino la trasformazione in farmacia dell’armadio farmaceutico comunale.
Intanto avevo portato a Campo di Giove una cinquantina di professori e primari del Policlinico Umberto I che presero casa alla Campelba, al Quadrifoglio e all’Edilgiove.
Vennero anche molte personalità, l’ex governatore della Banca d’Italia Donato Menichella, il Prof. Astuti della Corte Costituzionale, Il Prof. Santoro-Passarelli decano de “La Sapienza”, e il futuro sindaco di Roma On. Signarello. E molti altri personaggi vennero da Napoli, Bari e Pescara: Campo di Giove stava divenendo un centro di élite.
Quando tutto sembrava realizzato, le diverse attività commerciali continuavano ad espandersi e la richiesta di acquisto di appartamenti era sempre più notevole, a Maggio del ’75 arrivò un fulmine. Una denuncia presentata alla Procura di Sulmona contro la nostra amministrazione provocò l’arresto di tutta la Giunta ed anche un mandato di cattura contro il Prof. De Vincentiis; per fortuna ero a Parigi per un Congresso medico.
Ma il mandato di cattura contro di me fu un errore gravissimo del Procuratore di Sulmona perché i miei avvocati scoprirono subito che al Consiglio Comunale dove era stato approvato il nuovo Piano Regolatore io non ero presente quindi non avevo votato, non avevo firmato, e come risultò successivamente non mi ero mai interessato al Piano Regolatore. Finalmente (dopo un mese!) fu annullato il mandato di cattura contro di me, ma questo incredibile errore del procuratore fece capire al Consiglio Giudicante che l’inchiesta era stata condotta male e molto superficialmente: la denuncia doveva essere archiviata ed infatti tutti furono assolti con Formula Piena.
La causa di tutti i nostri mali non fu la denuncia ma l’interpretazione che di essa aveva dato il Procuratore di Sulmona. Soffrimmo moltissimo con le nostre famiglie affettivamente, moralmente ed economicamente.
Ma Campo di Giove come è adesso fu creato allora dal ’71 al ’75, periodo che io ho definito “I cinque anni d’oro” della storia campogiovese. 
Ora bisogna riprendere l’iniziativa e confido molto nella nuova amministrazione che mi sembra formata da giovani preparati e determinati.
Prof. Italo De Vincentiis 
8 ottobre 2012


P.S

Per il periodo estivo Campo di Giove non ha eguali: la giusta altitudine (circa 1.100 slm), l’esposizione solare, l’aria saluberrima mai umida, le pinete e le faggete estesissime, le gite per una montagna che si presta ad un escursionismo non esagerato, ne fanno verame un gioiello d’Abruzzo.
Il problema è il periodo invernale. I miei concittadini devono capire che non possono contare sull’unico impianto di arroccamento che porta a campi da sci esposti al sud e quindi poco idonei all’incentivazione degli sport invernali.
Il futuro di campo di Giove è legato al collegamento con gli impianti dell’Aremogna e del Pratello. La strada esistente, pur bellissima, l’inverno non è transitabile perché annualmente bloccata dalle valanghe. 
Occorre quindi una variante: quella che parte dalla Campelba e in cinque Km si ricongiunge alla vecchia strada all’altezza della Forchetta seguendo la Carreccia del Cerreto. In meno di mezz’ora ci porterebbe sugli impianti dell’Aremogna e del Pratello.
Ripeto: è lì il futuro di Campo di Giove.