L’acquisto di Palazzo Nanni e Palazzo Ricciardi (a cura del Prof. Italo De Vincentiis)

Con grande piacere pubblico di seguito una nuova “lettera” del Prof. Italo De Vincentiis

Questa volta l’autore intende meglio informare i cittadini e turisti campogiovesi sulle dinamiche di acquisto dei due palazzi più importanti del paese: Palazzo Nanni e Palazzo Ricciardi, non mancano riferimenti interessantissimi di taglio politico degli ultimi decenni, frutto dell’esperienza diretta del Professore stesso. 


Colgo l’occasione per ringraziarlo pubblicamente per la sua consueta gentilezza e disponibilità a servirsi del blog.

Palazzo Nanni e Palazzo Ricciardi

Leggendo “Il Novecento” pubblicato dall’amministrazione comunale nel 1998 ho notato che venti pagine sono dedicate al Palazzo Nanni. Dopo una bella introduzione storico-letteraria di Carlo Maria Speranza e i dati architettonici e stabili dell’architetto Ludovico Degli Uberti e dell’ingegner Nicola Vella vengono riportate una ventina di foto che mettono in rilievo lo stato del Palazzo Nanni prima e dopo la ristrutturazione.

Forse però è mancato qualcosa: i cittadini hanno diritto a sapere come il comune di Campo di Giove sia entrato in possesso del Palazzo Nanni ed ho pensato di provvedere a questa mancata informazione.


Negli anni ’80 ero membro del Consiglio Superiore di Sanità ed ebbi l’occasione di conoscere la Dott.ssa De Gennaro bravissima segretaria di quel consiglio e che aveva sposato il Prof. Giuseppe Nanni noto chirurgo del Policlinico Gemelli, oriundo Campogiovese.


È ovvio che si parlò del Palazzo Nanni, di quello che aveva rappresentato nella storia del paese e della sua attuale progressiva decadenza. In uno di questi discorsi ebbi l’idea di fare una proposta alla Dott.ssa De Gennaro: di vendere il Palazzo al Comune di Campo di Giove. 


Dopo aver parlato con gli altri eredi mi comunicò che erano tutti disponibili alla vendita, chiarendo però che il prezzo doveva essere stabilito non dalla famiglia Nanni o dal comune di campo di Giove, ma da un’agenzia immobiliare di sicuro affidamento.


Mi venne subito in mente di rivolgermi al mio amico Ing. Paternostro, amicizia che era nata dopo che aveva avuto bisogno di una mia difficile prestazione professionale risoltasi felicemente.


L’Ing. Paternostro era stato generale dell’ aeronautica militare che però aveva lasciato perché nominato presidente dello IASM, ente parastatale che aveva collaborato con la Cassa del Mezzogiorno e che si interessava anche del recupero di strutture di interesse storico-architettonico.


Lo andai a trovare nel suo studio vicino Piazza Venezia e gli esposi il problema: la sua risposta fu molto incoraggiante. Se il Palazzo Nanni avesse avuto le caratteristiche che erano previste nello statuto dello IASM avrebbe potuto fare molto di più della semplice valutazione economica del Palazzo. 


Mandò una squadra di tecnici a Campo di Giove al ritorno della quale scoppiò per me una vera bomba: non solo c’erano tutti gli elementi perché lo IASM potesse intervenire ma oltre alla valutazione avrebbe presentato un progetto di ristrutturazione con relativo piano finanziario metà del quale sarebbe stato coperto dall’Ente stesso a fondo perduto.


Il prezzo stabilito per la famiglia Nanni era di 280.000.000 di lire e poi occorreva 1.000.000.000 di lire per il progetto che era stato già elaborato dall’ Architetto Ludovico Degli Uberti molto apprezzato negli ambienti universitari de La Sapienza e che rappresentava un altro valore aggiunto alla ricostruzione del Palazzo Nanni.


La spesa complessiva era dunque di 1.280.000.000 di lire dei quali 600.000.000 sarebbero stati pagati dallo IASM.


Forte di questa offerta tornai dal sindaco Liborio D’Amore, al quale avevo già parlato dell’operazione che stavo facendo: capì subito che era una cosa da non perdere e dopo qualche giorno mi comunicò che il resto lo avrebbe pagato il Comune facendo un mutuo.


A questo punto ricontattai la Dott.ssa De Gennaro e l’Ing. Paternostro e Liborio D’Amore, in qualità di sindaco, concluse l’acquisto.


Quando i lavori di ristrutturazione furono terminati il sindaco mi invitò per l’inaugurazione ed io raggiunsi di corsa Campo di Giove per raccomandargli che l’inaugurazione l’avremmo dovuta far fare all’amico On. Remo Gaspari in quel momento Ministro della Funzione Pubblica.


Il sindaco si comportò molto bene perché pure avendo avuto dei contrasti in seno al suo partito (lui comunista Gaspari democristiano) si impose ed accettò la mia proposta.


Telefonai a Gaspari e stabilimmo la data dell’inaugurazione. Il Ministro arrivò con l’elicottero e atterrò nel campo sportivo dove io l’aspettavo con la mia macchina. Lo portai a Palazzo Nanni dove c’era già il sindaco con quasi tutta la popolazione. Dopo un giro all’interno del palazzo ci riunimmo nel piccolo anfiteatro che l’architetto aveva creato dentro il vecchio giardino.


Ci furono i soliti discorsi e alla fine Gaspari rivolgendosi al sindaco gli chiese: “Cosa ci farete con questo bel Palazzo?” e lui rispose: “Lo affideremo ai giovani”.


A quel punto tirai fuori l’idea che coltivavo da tempo e rivoltomi al Ministro gli dissi che nel Palazzo sarebbe dovuta venire la direzione del Parco Nazionale delle Maiella. A questa mia richiesta ci fu una vera ovazione che si ripetè quando Gaspari rispose che l’avrebbe fatto volentieri. 


Finita la cerimonia ripresi in macchina Gaspari e lo riportai all’elicottero e durante quel breve tragitto il Ministro mi disse: ”Mio caro di fronte a tanto entusiasmo non ho potuto dire di no ma la direzione del Parco l’ho già promessa a Gardiagrele”.


Dopo un minuto di silenzio tornai alla carica facendogli presente che in quel modo si accontentavano le province di Chieti e Pescara per la parte orientale della Maiella ma rimaneva completamente fuori la provincia de L’Aquila nel cui territorio ricadeva quasi tutto il fronte occidentale del nuovo Parco.


Rimase colpito e mi disse che ci avrebbe pensato; e dopo qualche giorno mi telefonò assicurandomi che a Campo di Giove ci sarebbe stata la direzione degli uffici di programmazione e progettazione del Parco.


E così è stato fatto.


Ora caro Dott. D’Amico, voglio parlare anche dell’acquisto del Palazzo Ricciardi.


Questo nome cominciò a circolare a Campo di Giove nel 1504 quando un Ricciardi fu mandato da Napoli a capo di un piccolo manipolo di sette- otto soldati per “frenare” i campogiovesi che parteggiavano per i francesi mentre a Napoli avevano vinto gli spagnoli.


Si dice che Ricciardi si fosse comportato molto bene tanto che la famiglia Belprato mise a disposizione sua e dei suoi eredi il terreno sul quale sarà poi costruito l’attuale Palazzo.


La premessa è stata necessaria perché da ragazzo sentivo in casa mia parlare dell’eventualità che i Ricciardi lasciassero Campo di Giove perché ormai finita la pastorizia si sarebbero trasferiti ad Anversa degli Abruzzi dove la moglie di Don Ercole (Donna Filippa) era proprietaria di vasti terreni che rendevano ovviamente molto di più di quelli montani.


Questo fatto mi era rimasto impresso nella mente e molti di noi rimasero sconcertati quando si seppe che il Palazzo sarebbe andato ai Gesuiti pur essendo interessati che la compagnia di Gesù restasse a Campo di Giove.


Quando successivamente nel 1969 seppi che i Gesuiti sarebbero andati via mi ricordai di quel che avevo sentito dire in famiglia ed andai a parlare con l’economo che mi pare fosse Padre Carli. Gli feci la proposta, da parte del comune di Campo di Giove, di acquistare il Palazzo Ricciardi.


Debbo dire che non mi aspettavo tanta disponibilità perché Padre Carli mi rispose che si trattava di una struttura pubblica ed era favorevole a questo trasferimento. Mentre l’economo chiedeva lumi a Roma io mi recai in Comune dove c’era il sindaco Di Mascio, Vincenzo di Tana ed Ettore Vella. Furono tutti favorevoli ma Di Mascio, prudentemente, voleva sapere il costo.


Dopo alcune settimane tornato l’economo da Roma, trattai la vendita che fu stabilita per 25.000.000 di lire pagabili anche a rate! Un vero affare dovuto alla generosità dei Gesuiti.


Allora intervenne il sindaco Di Macio che portò brillantemente a termine l’operazione di acquisto e riuscì a pagare il tutto con sole due rate, a marzo e a luglio del 1973.


Penso che bisognerà riflettere sul Di Mascio perché è stato criticato esageratamente: forse avrà sbagliato nel trattare i suoi affari privati ma come sindaco fu molto bravo.


Senza di lui non avremmo potuto realizzare tutto quello che facemmo dal ’71 al ’75: i cinque anni d’oro della storia di Campo di Giove.


Ma su questo argomento tornerò in una prossima lettera.


Tanti cari saluti


Italo De Vincentiis

Roma, 22 maggio 2012